Loy: Partenza a rilento del Fondo integrazione salariale (Fis)

Rischio assegni familiari per i lavoratori?

Il Fondo di integrazione salariale (Fis), operativo dal 3 febbraio 2016, in oltre 10 mesi non è ancora in grado di rispondere a una domanda di intervento che, dai dati forniti dalla stesso Inps, può essere considerata di una certa rilevanza. Il Fis è il secondo pilastro dell’integrazione salariale ed estende le prestazioni a tutti i datori di lavoro con più di cinque dipendenti (esclusi da Cigo e cigs), inizia timidamente a definire le procedure necessarie per erogare le prime prestazioni.

Sono, infatti, oltre 7 milioni le ore di integrazione salariale richieste ad oggi, relative a una platea di circa 20.000 lavoratori per una spesa stimata di oltre 77 milioni di euro. Su base regionale, il maggior numero di richieste viene dalla Sicilia con circa 3 milioni di ore richieste, seguita dal Piemonte (1 mln.) e dal Veneto (800.000 ore).

Oltre ai ritardi nelle procedure e al conseguente mancato pagamento delle prestazioni si aggiungono, purtroppo, ulteriori preoccupazioni in merito ai riflessi che le nuove misure di integrazione salariale avranno con una serie di istituti che compongono il salario dei lavoratori.

In particolare, ci riferiamo all’eventualità, evidenziata in un recente messaggio dell’Inps che, in caso di pagamento diretto da parte del Fondo, il Fondo stesso non erogherà direttamente la prestazione dell’Assegno per il Nucleo Familiare (ANF).

In proposito, va ricordato che da sempre e in tutti i casi di cassa integrazione a zero ore, anche in deroga, e con pagamento diretto dell’Inps è sempre stato erogato contestualmente l’ANF.

Ci sembra singolare che per un trattamento sostanzialmente identico alla Cassa Integrazione, come quello erogato dal Fondo di Integrazione salariale, non ci debba essere lo stesso trattamento e debba essere il datore di lavoro ad anticipare l’assegno per il nucleo familiare, oltretutto in assenza di precise istruzioni al riguardo. In questo caso, la mancanza di chiarezza su chi debba erogare l’ANF potrebbe creare un ulteriore disagio proprio a chi si trova nella peggiore condizione, la sospensione a zero ore, con un’integrazione che non supera i 900 euro e con un danno che, in alcuni casi particolari, potrebbe ammontare a circa 200 euro mensili.

Non possiamo non pensare che gli assegni familiari (Anf), prima o poi, saranno comunque pagati, ma è comunque paradossale che proprio chi si trova nella situazione peggiore debba aspettare o fare un ricorso per ottenere un diritto sacrosanto quale è quello dello stesso assegno per il nucleo familiare.

E’ urgente che l’Inps intervenga con rapidità per avviare i primi pagamenti del Fondo ma, soprattutto, è necessario che sia certo che venga erogato l’Assegno per il nucleo familiare nei casi in cui il lavoratore venga  sospeso a zero ore. E se vi dovesse essere un buco normativo il Governo dovrà intervenire immediatamente.

 

Roma, 23 Dicembre 2016

 

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